Prato, 31 ottobre 2024 – Un anno esatto da quando la furia dell’acqua ha seminato morte e devastazione. Dodici mesi dopo la tremenda alluvione che si è abbattuta su Prato e provincia, si contano ancora i danni, si aspettano i ristori e si cercano ancora i colpevoli. Non c’è solo il calendario a ricordare quella notte terribile di paura e dolore. L’esondazione del Bisenzio e dei corsi d’acqua minori, dalla città alla Valbisenzio fino a Montemurlo e Bagnolo, ha seminato distruzione su tutto il territorio con pochissime eccezioni.
A causa dell’alluvione hanno perso la vita Antonio Tumolo, 82 anni, ritrovato in un vivaio a chilometri di distanza dalla sua casa a Figline, e Alfio Ciolini, 85 anni, deceduto nella sua abitazione di Montemurlo, sorpreso dalla piena. Quella notte sono inoltre morti – anche se non rientrano direttamente nelle carte dell’inchiesta – Tindaro Di Amico, 73 anni, folgorato nella sua casa di Figline mentre tentava di staccare la corrente, e Teresa Pecorelli, 84 anni, morta a Montemurlo per un malore (stava cercando di contenere la furia dell’acqua). Solo nella provincia pratese sono rimasti colpiti dalla piena 10.145 alloggi, 3.725 imprese e 30 edifici pubblici.
L’alluvione dello scorso anno in Valbisenzio (foto Attalmi)
Per stabilire se esistano colpevoli c’è voluto un anno di indagini e una super perizia. Un’inchiesta complessa che si è avvalsa di una mole di documenti impressionante: circa 100mila file che la procura di Prato ha acquisito in uffici pubblici come la protezione civile dei Comuni di Prato e Montemurlo, il Consorzio di Bonifica, il Genio civile oltre a privati, giornali ed emittenti tv. E che adesso sembra vicina a una svolta.
Sono invece ancora in attesa dei ristori dal governo le famiglie rimaste colpite. La partita è aperta e sui conti correnti dei pratesi, al momento, sono arrivati i 600 euro stanziati dal Comitato pro emergenze della provincia per un totale di 240mila euro subito erogati nelle settimane successive all’emergenza, i 3000 euro messi a disposizione dalla Regione pagati, ad oggi, al 90% degli aventi diritto per un totale di 1500 richieste mentre restano sul piatto i ristori del governo, destinati, in molti casi, a coprire solo una minima parte delle spese sostenute visto che la cifra massima per ogni richiedente è di 5000 euro. Un bonus non esclude l’altro, ma non è detto che chi ha ottenuto i soldi della Regione (3000 euro in tutto) abbia diritto anche ai ricoveri statali. È qui che nasce l’inghippo in seguito al quale il Comune di Prato è sceso in campo per aiutare le famiglie a districarsi nel complicato mare magnum della burocrazia siglando un accordo con i Caf del territorio che forniranno assistenza gratuita.
In particolare, delle 1500 famiglie pratesi che avevano presentato domanda di rimborso alla Regione (tutte accolte), 700 erano state escluse dai rimborsi dello Stato. Quasi la metà. Dopo una revisione delle pratiche portata avanti dal Comune in accordo con la Regione, 200 domande sono state riammesse. A oggi, in totale, 986 richieste di rimborso sono in attesa di ricevere i 5000 euro del governo. Entro il 31 dicembre le domande già presentate sul portale regionale devono essere revisionate e casomai aggiornate. Gli sportelli di Cgil, Cisl, Uil, Cna e Confartigianato Prato offriranno assistenza gratuita. Salvo proroghe – che non è escluso ci saranno – entro il 28 febbraio i 5000 euro verranno liquidati. “L’obiettivo è dare una mano ai cittadini – dice il vicesindaco di Prato, Simone Faggi – . Cercheremo di mettere a disposizione i 5000 euro dello Stato il prima possibile”. Ben oltre un anno dopo la tragedia, i più fortunati, avranno accesso a 8600 euro di rimborsi.
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